Intimo termico per lavorare al freddo: come sceglierlo

Maglia termica DH Drywool in polipropilene e merino

Chi lavora all'aperto o al freddo alterna momenti di sforzo e lunghe fasi ferme: si carica un bancale, si sposta un'attrezzatura, poi si resta in piedi ad aspettare. È in quelle fasi ferme che il sudore accumulato si raffredda sulla pelle. Per questo un buon intimo da lavoro non è solo caldo: deve restare asciutto per tutto il turno.

Perché il cotone non va bene

La classica maglia della salute in cotone assorbe il sudore e lo trattiene. Dopo un'ora di lavoro intenso diventa umida e resta tale fino a sera. Un primo strato tecnico in polipropilene, invece, assorbe pochissima acqua: nei test DryHeat Lab aumenta di peso solo dello 0,13 % dopo l'assorbimento di liquidi.

Cosa guardare quando scegli

  • Aderenza. Il primo strato deve stare a contatto con la pelle per portare fuori il sudore.
  • Calore da fermo. Se il lavoro prevede molte fasi ferme, ad esempio nelle celle frigorifere o nei controlli in piazzale, scegli una maglia con merino come DH Drywool.
  • Cuciture. In un turno di otto ore le cuciture che sfregano si sentono. Meglio un capo senza cuciture o con cuciture piatte.
  • Lavaggi frequenti. I capi DryHeat si lavano a 30 °C e asciugano in fretta all'aria: si possono lavare la sera e rimettere il giorno dopo.

Il sistema per il turno

  1. Primo strato: maglia e leggings termici, sopra e sotto.
  2. Strato intermedio: una felpa termica o un gilet, da togliere nelle fasi di sforzo.
  3. Accessori: un sottocasco sotto l'elmetto e uno scaldacollo, perché testa e collo si raffreddano per primi.

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